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Studio delle usanze

Quali erano i profumi utilizzati nelle ricorrenze sacre e nella vita quotidiana nella Terra Santa all’epoca di Gesù?

Gli studi effettuati hanno permesso di ricreare fedelmente alcune delle profumazioni che riguardano la vita di Gesù dopo la crocifissione: Corpo l’olio aromatico utilizzato nei riti di unzione del corpo dopo la morte, Pietra usato per aspergere la pietra sepolcrale e quindi per profumare il telo della fasciatura, la Sacra Sindone (disponibile anche per ambiente) e Grotta la ricetta di una miscela di essenze utilizzate per la fumigazione della grotta del Santo Sepolcro.

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Il profumatore per ambiente

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Profumi

Corpo

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Antico unguento per la purificazione del corpo.

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Profumi

Grotta

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Il profumo del Santo Sepolcro

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Profumi

Pietra

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Il profumo della Pietra Sacra dell'Unzione

Le usanze e i riti sacri

La tradizione, la pratica delle essenze profumate e la produzione di profumi erano molto diffusi all’epoca di Gesù. Antichi Profumi ha effettuato ampie ricerche sulle usanze e sul trattamento dei corpi in Terra Santa all’epoca di Gesù, cercando all’interno dei testi arrivati ai nostri giorni dei riferimenti che documentasserò queste usanze.

Un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, un discepolo di Gesù, andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù… preso il corpo (Mt 27, 57-58) e comprato un lenzuolo (Mc 15,46) Nicodemo portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre (Gv 19,39).

Secondo i libri del Deuteronomio (21,23) e di Giosuè (8,29; 10,26) persino i cadaveri dei peccatori e dei nemici «messi insieme» dovevano essere deposti e sepolti prima del tramonto.

Al tempo di Cristo, secondo la Legge ebraica sulle eresie, «mesith» (l’apostasia), la bestemmia e il disprezzo della Thora e dell’Alto Sinedrio erano crimini capitali (Norme 3, 7, 8, 13, 21, 30).

Norma 23: “Dopo la lapidazione il corpo sarà appeso al legno”. Norma 24 e 93: “Il corpo sarà deposto lo stesso giorno e sepolto ignominiosamente”.

Norma 56: “L’esecuzione può essere effettuata con la flagellazione (57) l’impiccagione (58) la lapidazione”.

Secondo la norma 72 il Sinedrio aveva il potere di giudicare qualsiasi questione di «mesith» (apostasia) attraverso l’«Horaath Shaah» (procedura di emergenza), ma secondo la norma 112, proclamata intorno al 30 d.C., la pena capitale doveva essere approvata dai romani.

Si dovrebbe tenere conto del fatto che secondo la tradizione ebraica la condanna a morte era considerata un’«ordalia». Se la vittima moriva la condanna era giustificata da Dio.

Secondo la tradizione romana il condannato doveva trasportare il «patibulum» ed essere crocifisso nudo. Ciò era contro la Legge ebraica (Sanhedzin VI – 3) secondo la quale il condannato doveva indossare un telo intorno ai fianchi (Subligaculum). Secondo il Vangelo, Cristo fu spogliato sul Golgota. Da ciò si può essere certi che Cristo fu solo giudicato ma non crocifisso e sepolto secondo la Legge ebraica.

La preparazione della sepoltura di Cristo è stata fatta seguendo le usanze degli ebrei (Gv 19,40). Poiché il tramondo era vicino (Lc 23,54) e la preparazione dei Giudei (del Sabbath che era grande a causa della Pasha), deposero Gesù in una tomba nuova perché era vicina (Gv 19,42). Il lenzuolo (Sindon) acquistato da Giuseppe non era certamente il comune lenzuolo usato per le sepolture, ma un lenzuolo puro, molto costoso, rituale, usato probabilmente per le lunghe vesti senza maniche del Sommo Sacerdote, come affermato nel libro dell’Esodo.

Nella Bibbia troviamo alcune indicazioni relative agli «usi funebri» ebraici. Giacobbe fu il primo a porre una «stele» sulla tomba di sua moglie Rachele, ad Efrath (Betlemme).

L’influenza del soggiorno in Egitto sugli ebrei è dimostrata da Genesi 50,2.3.10.13: “Giuseppe ordin  di imbalsamare il corpo di suo padre Giacobbe… occorsero 40 giorni… gli Egiziani lo piansero 70 giorni… all’Aia di Atad fecero un lamento molto grande di 7 giorni… e lo seppellirono nella caverna di Macpela, di fronte a Mamre”.

Anche in Genesi 50,25-26 Giuseppe chiese ai figli di Israele di essere sepolto nella terra promessa ad Abramo, Isacco e Giacobbe; dopo la sua morte fu imbalsamato e deposto in un sarcofago.

Dopo l’arrivo degli ebrei a Canaan, Giuseppe fu sepolto a Sichem (Giosuè 24,32). Abramo e Sara, Isacco e Rebecca, Giacobbe e Lia furono sepolti nella caverna di Macpela.

Il periodo del pianto sotto Aronne e Mosè era di 30 giorni; sotto Giosuè e Saul di 7 giorni. Secondo 2Cr 16,14 “Re Asa fu sepolto in un’ampia tomba… su un letto pieno di aromi e profumi”.

Secondo diversi autori medievali ebrei (Banjamin di Tuleda, Jacob Ha’Cohen, Petach Ya di Ratisbon, Maimonedes ed altri) al tempo di Cristo gli usi funebri ebraici (khura) erano in evoluzione. Non si usavano più fili d’oro per cucire sindoni!

Sotto l’influenza del Rabbi Gamaliel Rabban Ha-Zaken I (maestro di Saulo, in seguito l’apostolo Paolo) e dei suoi figli, la sepoltura divenne sobria ed in genere si usavano per avvolgere i cadaveri lenzuola non costose e senza cuciture.

A causa della divergenza di opinione tra Farisei e Sadducei riguardo l’interpretazione della legge e della resurrezione (Mt 22,23; Mc 12,18; Lc 20,27; At 23,7) non sappiamo molto relativamente al corretto significato di Gv 19,40.

Il grande fuoco funebre per Re Asa (2Cr 16,14) non concorda certamente con la successiva tradizione di sepolture ebraiche sobrie, visto che agli occhi di Dio tutti gli uomini sono uguali.

Tuttavia la sepoltura di Cristo e certamente la conservazione della Sindone, un lenzuolo funebre rituale impuro, non seguiva gli usi ebraici. Secondo la Legge levitica tutti gli oggetti a contatto con un cadavere divenivano ritualmente impuri e dovevano essere bruciati.

Secondo la Mishnah (Sanhedzin 5,6) i corpi degli ebrei dovevano essere deposti dalla croce prima del tramonto e bruciati.

I Romani seppellivano i corpi dei crocifissi in una tomba comune senza nomi. Probabilmente, come al solito, Giuseppe di Arimatea, un membro del Sinedrio, dovette usare la propria influenza per ottenere il corpo di Cristo. L’«Unzione finale» del nudo cadavere di Cristo, voluta dalle donne la domenica mattina, sicuramente non “seguiva gli usi dei Giudei”.

Nell’Egitto dei faraoni le personalità ebraiche cominciavano presto con la preparazione della loro sepoltura. Saul (1Sam 15,12) ed Assalonne (2Sam 18,1) prepararono la loro stele.

La tomba era scelta il più vicino possibile alla valle del Codron (vicino a Gerusalemme), il presunto luogo dell’ultimo giorno.

Mt 23,35 e Lc 11,51 situano lì la tomba del profeta Zaccaria, “ucciso tra il tempio e l’altare”.

I Giudei osservanti acquistavano per tempo i loro stessi (tachrichim, sargenes, soveb o seveve), uno o più (nakee) teli funebri rituali in puro lino, tessuti nel rispetto della legge delle mescolanze (Shatnez). Per garantire la Shatnez, le sindoni erano tessute da pie donne giudee, secondo le regole della Shatnez date nei libri del Pentateuco.

L’uso di Sindoni bianche è un riferimento agli abiti bianchi indossati da coloro che erano degni del paradiso. La sepoltura avveniva il prima possibile dopo la morte.

La legge (Talmud-Mishnah) ebraica (halachah) descrive puntualmente la purificazione (tahara) del cadavere prima della sepoltura. Solo in caso di morte naturale il cadavere riceveva l’onore (mitzvah) del tahara, la purificazione cerimoniale attraverso il lavaggio del cadavere con acqua tiepida profumata e l’unzione rituale con spezie liquide ed unguenti. Bisognerebbe tener conto del fatto che i Sadducei ed i Farisei differiscono molto nell’interpretazione della resurrezione fisica totale. I Farisei ritenevano che il sangue versato rimaneva parte del corpo, di conseguenza i cadaveri insanguinati non erano lavati e spesso venivano bruciati nei loro indumenti. I soldati uccisi sul campo di battaglia erano spesso bruciati nei loro vestiti.

Con l’avvento del Sabbath, i corpi insanguinati erano stesi sulla sabbia. Dopo il Sabbath, la sabbia sulla quale si era versato il sangue, doveva essere recuperata e posta con il cadavere nella tomba.

Ai cadaveri degli ebrei condannati era negato l’onore del lavaggio (tahara), poiché erano dannati da Dio (Dt 21,23), condizione a cui fa riferimento Paolo nella sua lettera ai Galati (Gal 3,13).

In un Codice di Legge ebraica (Legge del Pianto) del XVI sec. si legge: «Se uno cade e muore istantaneamente ed il sangue fuoriesce dalle ferite sui vestiti, allora la sua anima è assorbita dalle sue vesti. Egli non deve ricevere il «tahara» (lavaggio). Il corpo è posto in una bara senza che i panni siano rimossi. Gli viene avvolto intorno soltanto un telo, sopra i vestiti, e non può essere separato da esso nella morte».

Secondo la fede farisaica un cadavere sanguinante avrebbe ricevuto il «tahara» nell’ultimo giorno. I capelli, la barba e le unghie erano eventualmente tagliati. La bocca era chiusa con una mentoniera (Mishnah Sabbath 23,5).

Gli occhi venivano chiusi e a volte coperti con monete. Forse in rispetto alla vecchia tradizione secondo la quale occorreva pagare il traghettatore Caronte per attraversare il fiume Stige?

Alcuni aromi e spezie venivano posti tra i lini e in diversi punti nella tomba. “Mirra ed aloe profumeranno le Tue vesti” (Sal 45,9). Oggi questa tradizione non è più seguita.

Il cadavere con le braccia lungo il corpo era avvolto (kerakh) in una comune sindone rituale bianca (nakee) di puro lino, legata con fasce intorno ai piedi, alle mani ed al collo. Il cadavere, avvolto nella sindone, era posto senza bara, su un ripiano nella tomba di famiglia o della comunità, scavata nella roccia. Durante la sobria sepoltura, la famiglia mostrava ostentatamente il suo dolore. Per tradizione si strappavano le vesti. La tomba era chiusa con una pietra pesante (rotolante).

Durante un periodo di pianto di 7 giorni (shiv’az), la famiglia compiva un certo numero di buone azioni (mitzvot). Il cadavere rimaneva sul ripiano, senza alcun rimedio per ritardare la decomposizione. Non appena occorreva spazio per una nuova sepoltura, la tomba veniva riaperta, lo scheletro veniva rimosso e posto in un ossario (ossuarium). In molte tombe sono state ritrovate decine di tali urne contenenti le ossa. In un’urna di questo tipo, trovata in una tomba vicino Giv’at ha Mitar (Israele) è stato rinvenuto lo scheletro di un crocifisso YHWHNN BN HGQWL.

Gregorio di Nazianzo descriveva intorno al 385 d.C. nel suo libro Christi Patiens, come Gesù nudo fu crocifisso con tre chiodi. Il cadavere insanguinato di Gesù, ancora con il sangue che fuoriusciva dalla ferita al fianco, fu avvolto (eneiliksai) in teli (peplois).

Persino gli ebrei di oggi sono sepolti in una bara bianca, ricoperti con una sindone (coveb) ed una sciarpa da preghiera (tallit) per i defunti. La cerimonia (levaja) nella sinagoga è breve e sobria. Per tradizione sono poste nella tomba parole di commiato scritte.

Al cimitero la famiglia si strapperà (per lo più simbolicamente) le vesti, pregherà e getterà alcune palate di terra sulla bara. Il figlio maggiore pregherà un salmo (kaddisj) di lode.

Durante il periodo di pianto di 7 giorni la famiglia non lascierà l’abitazione, eccetto durante il Sabbath o le feste ebraiche.

Solo gli ebrei fondamentalisti, i Drusi ed altre comunità cristiane seppelliscono i loro morti secondo le loro antiche tradizioni non appena possibile. Il cadavere è avvolto in una sindone bianca che lascia il volto libero sino all’ultimo momento. Il cadavere verrà sepolto nella terra, senza bara. (I monaci trappisti sono ancora sepolti con il loro abito, senza bara).

Nella comunità araba il cadavere è avvolto (durangu) in una sindone (kafn). Negli scritti relativi al Mandil o Mandul, il Mandylion di Edessa, la parola sindone (kafn) non è mai usata.

Le sindoni egiziane sono quasi quadrate, non ripiegate sulla testa, ma sul fianco (Mostra Byzantium British Museum, Art. 112, 1995).

Fondazione Giovanni Paolo II

il contributo della Fondazione Giovanni Paolo II

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Il profumo della Sacra Sindone